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Amenmesse
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mwgqAmenmesse (o Amenmesses; ellenizzazione dell'originale Amenmose) (... – ca. 1199 a.C.cite-ref-referencea-1-1[1]) è stato un faraone egizio della XIX dinastia egizia, forse figlio di Merenptah (1213 a.C. - 1203 a.C.cite-ref-beckerath-1997-p-190-6-0[6]) e della regina Takhat. Altri lo considerano uno degli innumerevoli figli di Ramses II o, ancora, un figlio di Seti II. Le notizie su questo sovrano, che governò l'Egitto (o una sua parte) per circa 3-4 anni, sono scarse. Gli egittologi datano variamente il suo regno dal 1202 a.C. al 1199 a.C. o dal 1203 a.C. al 1200 a.C.cite-ref-7[7]. Alcuni ascrivono la sua incoronazione all'anno 1200 a.C.cite-ref-8[8] Amenmesse (ellenizzazione dell'originale Amenmose) significa Nato da Amon. Il suo nome regale, Menmira-Setepenra (Eterno come Ra, Scelto da Ra), compare talvolta accompagnato dall'epiteto Hekauaset, che significa Signore di Tebecite-ref-a-kitchen-1987-2-1[2].

Contents

Note

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L'usurpazione

È possibile che Amenmesse non fosse il successore designato di Merenptah, qualora ne fosse figlio. Secondo egittologi come mwrqKenneth Kitchen e mwrgJürgen von Beckerath, Amenmesse avrebbe usurpato il trono spettante di diritto a Seti-Merenptah, figlio di Merenptah e suo principe ereditario. Le modalità di questa usurpazione non sono chiare. Kitchen ha scritto che Amenmesse potrebbe aver sfruttato una momentanea debolezza di Seti-Merenptah per impadronirsi del trono, oppure che potrebbe avere gestito una parte del potere mentre il principe ereditario si trovava all'estero, in mwrwAsia. Il principe Seti-Merenptah è certamente da identificare con il faraone mwsaSeti II, il cui regno è tradizionalmente posto dopo quello di Amenmesse. I mwsqcartigli nella mwsgtomba di Seti II, nell'mwswAlto Egitto, furono deliberatamente raschiati ma, successivamente, ridipinti - suggerendo che l'autorità di Seti II su quella parte del Paese cessò momentaneamente. Il regno di Amenmesse e la sua posizione all'interno della XIX dinastia sono particolarmente oscuri. Comunque, un numero sempre crescente di egittologi, fra cui Rolf Krauss e mwtaAidan Dodson, concorda nel ritenere che Seti II successe immediatamente, mwtqsenza il previo regno di Amenmessecite-ref-10[10], al padre Merenptah, quando questi morì nel maggio del 1203 a.C.cite-ref-beckerath-1997-p-190-6-1[6]. Attenendosi a questo scenario, Amenmesse non sarebbe succeduto al vecchio Merenptah, ma sarebbe piuttosto stato un re rivale che, tra il 2º e il 4º anno di regno di Seti II, ne usurpò il potere nell'Alto Egitto e in mwvgNubia - dove la sua autorità è attestata su vari monumenticite-ref-11[11]cite-ref-12[12]cite-ref-13[13]cite-ref-14[14]. A Tebe esistono attestazioni del 3º e 4º anno di regno di Amenmesse (e in Nubia, forse, anteriori) - mentre il 3º e 4º anno di Seti II sono visibilmente assenti dalle fonticite-ref-15[15]. L'inquadramento di Amenmesse come sovrano rivale spiegherebbe la distruzione della tomba di Seti II, prima saccheggiata dall'usurpatore e poi restaurata dai funzionari dello stesso Seti II. Ciò implica che i regni di Seti II e Amenmesse sarebbero stati paralleli uno all'altro. Seti II avrebbe cioè avuto il controllo di Tebe nel corso del 1º e 2º anno di regno: lasso di tempo che impiegò nella laboriosa preparazione della propria tomba, come voleva la tradizione regale; fece in tempo a scavare la sepoltura e a decorarla parzialmente. Successivamente, Seti II perse il controllo dell'Alto Egitto a vantaggio di Amenmesse - il quale ne fece sfregiare la tomba non ancora terminata. Infine, quando Amenmesse fu sconfitto, Seti II fece il suo ingresso trionfale a Tebe e ordinò il ripristino del proprio sepolcro.

Famiglia

Si può affermare con certezza che sua madre fu la regina mwbqTakhat, ma chi fosse esattamente costei è oggetto di dibattito a causa delle iscrizioni modificate man mano da Amenmesse e Seti II. Fra i suoi titoli compare quello di Figlia del re, il che la renderebbe figlia di mwbgMerenptah o di mwbwRamses II, o forse una nipote mwcaabiatica di quest'ultimo. Il nome di Takhat compare in una lista di principesse datata al 53º anno di regno di Ramses (mwcqLouvre 666)cite-ref-1-16-0[16]. Qualora si trattasse della stessa persona, sarebbe stata all'incirca coetanea di Seti IIcite-ref-1-16-1[16].

Takhat compare in varie sculture raffiguranti Amenmesse, due delle quali furono erette nel mwiqcomplesso templare di Karnak. Su una di queste, tuttora mwigin loco, Takhat è menzionata come mwiwFiglia del re e mwjaSposa del re (la parola Sposa ha sostituito l'originale Madre, come suggerisce l'osservazione della statua). Secondo una teoria formulata dagli mwjqegittologi mwjgAidan Dodson e Dyan Hilton, il titolo sul reperto fu modificato quando Seti II, erede legittimo, riconquistò il trono e si appropriò dei monumenti dell'usurpatore Amenmesse: ciò potrebbe provare che, o Takhat sposò Seti II quando divenne faraone, o che i due si erano sposati precedentementecite-ref-02-17-0[17]. Quest'ultima ipotesi implica che Amenmesse fosse figlio di Seti II: avrebbe perciò cercato di usurpare il potere del proprio padrecite-ref-02-17-1[17]. Questa teoria sarebbe avvalorata dall'altra statua di Karnak, oggi al mwlwCairo, sulla quale Takhat è ancora nominata mwmaFiglia del re e mwmqSposa del re, ma senza traccia di modifiche o riadattamenti in quel punto, mentre il nome del faraone ne sostituisce chiaramente un altro. Secondo Dodson e Hilton, quest'ultima scultura fu commissionata da Seti II, poi usurpata da Amenmesse, che sostituì il proprio nome a quello di Seti, il quale, a sua volta, quando prevalse su Amenmesse, ripristinò la versione originale con il proprio nomecite-ref-02-17-2[17]. Secondo un'altra teoria, Seti II non sposò mai Takhat e modificò la sua titolatura sulle statue solamente per cancellare ogni traccia del regno illegittimo di suo figlio Amenmessecite-ref-18[18]. Altri studiosi, come Frank Yurco, ritengono che Takhat fosse figlia di Merenptah: se così fosse, Seti II e Amenmesse sarebbero stati fratellastri. Altri hanno ipotizzato che mwogTausert, sposa di Seti II, fosse sua sorella - anche in questo caso i due faraoni sarebbero stati fratellastri. In passato si credeva che una donna di nome mwowBaketurel fosse sposa di Amenmesse, ma recenti analisi della mwpatomba di Amenmesse hanno provato che Amenmesse e Baketurel non appartennero nemmeno alla stessa epocacite-ref-19[19].

Si ritiene che sei statue in mwqgquarzite, originariamente situate nella mwqwGrande sala ipostila del mwratempio di Amon a Karnak, raffigurassero Amenmesse, ma che Seti II le abbia poi modificate apponendovi i propri cartiglicite-ref-20[20]. Una di queste statue, con l'iscrizione «la mwsqGrande sposa reale Takhat» ha portato alcuni a credere che Takhat fosse sposa di Amenmesse.

Epilogo

Amenmesse fu sepolto in una tomba (mwugKV10) scavata nella roccia, nella mwuwValle dei Re. Quasi tutte le iscrizioni e le immagini dipinte sulle pareti furono raschiate o usurpate dagli incaricati di Seti II, senza che alcuna menzione ad Amenmesse venisse risparmiatacite-ref-21[21]cite-ref-22[22]. Vari funzionari collusi con Amenmesse subirono ritorsioni e rimozioni: su tutti, Roma detto Roy, Sommo sacerdote di mwxqAmon a Tebe, e Khaemter, ex-viceré di mwxgKushcite-ref-23[23].

La tomba di Amenmesse fu profanata in epoca antica. Delle tre mummie rinvenute al suo interno, due donne e un uomo, non è chiaro quale appartenga ad Amenmesse, alla madre mwzaTakhat o alla più tarda regina mwzqBaketurel; è anche possibile che i resti appartengano a defunti lì sepolti in epoche successive. Sembra piuttosto probabile, d'altronde, che Seti II abbia fatto distruggere i resti di Amenmesse, siccome la sua mummia non è stata ritrovata mwzgin nessuno dei due grandi nascondigli di mummie reali scoperti nel mwzw1881 e nel mw0a1901cite-ref-0-24-0[24]. Una simile punizione, terribile per la mw1qreligione egizia, dovette servire da esempio e sottolineare la gravità del tradimento: infatti gli egizi credevano che si potesse conseguire la mw1gvita eterna, dopo la morte, solo se il corpo fosse stato mw1wimbalsamato e preservato dalla mw2acorruzione. Alcune menzioni a Takhat sulle pareti della tomba portano a credere che sarebbe stata inumata con Amenmesse. Il fatto che nella KV10 furono scoperti oggetti dai corredi funerari di mw2qSeti I e mw2gRamses VI non fa che accrescere l'incertezza.

Dopo la morte di Amenmesse, Seti II condusse una mw3amw3qdamnatio memoriae anche contro Khaemter, che era stato mw3gvisir dell'usurpatore. L'egittologo Franck Yurco ha notato che gli incaricati di Seti II raschiarono ogni iscrizione e immagine di Khaemter - anche quelle risalenti a quando era viceré, in un periodo anteriore all'usurpazionecite-ref-0-24-1[24].

È possibile che mw5aSiptah, il faraone adolescente che succedette a Seti II, fosse figlio di Amenmesse anziché di Seti. Una statua di Siptah, a mw5qMonaco di Baviera, rappresenta il giovane faraone seduto sulle gambe di un altro faraone, chiaramente suo padre; l'immagine del padre, tuttavia, è completamente distrutta. Dodson ha scritto:

«L'unico sovrano di quell'epoca che potrebbe aver provocato una tale distruzione fu Amenmesse, che è pure l'unico re il cui erede ebbe bisogno di una promozione esplicita. La distruzione di questa figura potrebbe essere immediatamente seguita alla caduta di

Bay

o alla morte dello stesso Siptah, quando ogni effimera riabilitazione di Amenmesse sarebbe cessata.»

(Dodsoncite-ref-25[25])

M. Georgcite-ref-26[26] e Rolf Krausscite-ref-27[27] hanno rilevato una serie di paralleli tra la vicenda di Amenmesse e mw9aquella biblica di mw9qMosè in Egitto.

Titolatura

| Nome Horo | Giuseppe Flavio | anni di regno | Sesto Africano | anni di regno | Eusebio di Cesarea | anni di regno | Altri nomi |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Ka Nekhet Merimaat semen... | Amenes | 5 | Ammenenmes | 5 | Ammenmes | 5 | Amenmose |

Note

cite-note-referencea-11. Edward Wente and Charles Van Siclen III, "A Chronology of the New Kingdom," 218.
cite-note-a-kitchen-1987-22. K. A. Kitchen, "The Titularies of the Ramesside Kings as Expression of Their Ideal Kingship," ASAE 71 (1987): 134-35.
cite-note-31. Edward Wente & Charles Van Siclen III, A Chronology of the New Kingdom, p.218.
cite-note-42. Aidan Dodson & Dyan Hilton, The Complete Royal Families of Ancient Egypt, Thames & Hudson (2004) ISBN 0-500-05128-3, pp.178-80,182.
cite-note-53. Aidan Dodson & Dyan Hilton, The Complete Royal Families of Ancient Egypt, Thames & Hudson (2004) ISBN 0-500-05128-3, p.286.
cite-note-beckerath-1997-p-190-66. Jürgen von Beckerath, Chronologie des Pharaonischen Ägypten, Mainz, 1997, p. 190.
cite-note-77. Michael Rice, Who's Who in Ancient Egypt, Routledge, 1999.
cite-note-88. Vandersleyen, ĽÈgypte et la Vallée du Nil, vol 2: 575.
cite-note-94. cur. Regine Schulz & Matthias Seidel, Egitto: la terra dei faraoni, Gribaudo/Könemann (2004) pp.170-1.
cite-note-1010. Erik Hornung, Rolf Krauss & David Warburton (cur.), Handbook of Ancient Egyptian Chronology (Handbook of Oriental Studies), Brill: 2006, p.212.
cite-note-1111. Krauss, Rolf. “Untersuchungen zu König Amenmesse (1.Teil).” mwafqSAK 4 (1976): 161-99.
cite-note-1212. Krauss, Rolf. “Untersuchungen zu König Amenmesse (2. Teil).” mwafgSAK 5 (1977): 131-74.
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cite-note-1818. Frank Yurco: Amenmesse: Six Statues at Karnak. Metropolitan Museum Journal, 14 (1979), pp.15-31.
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cite-note-0-2424. Yurco, Frank Joseph. “Was Amenmesse the Viceroy of Kush, Messuwy?,” mwaioJARCE 34 (1997): 49-56.
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cite-note-2727. Krauss, R. (2000), "Moise le pharaon" (Editions du Roche).

Bibliografia

• Aidan Dodson, mwajcKing Amenmesse at Riqqa in: mwajgGöttinger Miszellen Bd. 117, 1990, p.mwajk 153–156.
• Kenneth A. Kitchen, mwajsAmenmesses in Northern Egypt in mwajwGöttinger Miszellen Bd. 99, 1987, p.mwaj0 23–26.
• Thomas Schneider, mwaj8Lexikon der Pharaonen. Die altägyptischen Könige von der Frühzeit bis zur Römerherrschaft. 2. Auflage. Artemis & Winkler, Zürich 1997 ISBN 3-7608-1102-7

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Collegamenti esterni

• mwakuEgitto, su geocities.com. URL consultato il 13 agosto 2005 (archiviato dall'url originale il 26 ottobre 2009).
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• mwako(EN) mwakshttp://www.ancient-egypt.org/index.html
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